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Sul LAVORO di Katia Ricci

Sono d’accordo in  parte  con quanto dichiara Colomba Mongiello nell’articolo “Contro l’attacco alla donne ritroviamo la ‘sorellanza’” sull’ultimo numero di Foggia e Foggia. Indubbiamente è in atto un attacco alle donne, che va dal proporre il modello veline ed escort al non ascolto di quello che le donne dicono e fanno da parte di forze politiche di destra e sinistra, e mass media, ad eccezione di singoli uomini. Il non ascolto è evidente nel momento in cui non si dà valore alle donne che ogni giorno fanno opera di civiltà per non far imbarbarire i rapporti umani e fanno quadrare  i bilanci familiari, sapendo che cosa è essenziale, dove è necessario risparmiare, dove invece spendere. Se gli economisti si ricordassero che economia deriva dal greco  oikos e nomos,  regole dell’ambiente domestico, in cui la donna era ‘domina’, forse usciremmo dalla crisi più facilmente.
Sono anche d’accordo nel dedicare l’8 marzo al lavoro, ma a quale modo di lavorare? Partendo dal fatto che oggi molte donne vogliono “scegliere tutto”, stare con i figli, prendersi cura degli affetti e, insieme,  lavorare bene e con passione, è necessario mettere in discussione l’attuale mercato del lavoro, che è estraneo alla vita  degli uomini, ma anche e soprattutto delle donne. Su questi temi è utile leggere e riflettere su importanti pubblicazioni del gruppo lavoro della libreria delle donne di Milano, “Il doppio sì” (Edizioni Via Dogana) e il numero di ottobre di Sottosopra, “Immagina che il lavoro”.  Su altri punti sono, invece, in profondo disaccordo, ma sono convinta che le donne hanno elaborato pratiche politiche  e pensiero tanto maturi che non dobbiamo avere paura di confrontare idee diverse. Nego che le pari opportunità siano “una conquista”; sono, invece un’elargizione maschile che molte, tra cui me e noi della Merlettaia rifiutiamo, perché non vogliamo misurarci con le categorie e i paradigmi maschili. Vogliamo, invece, segnare il mondo della nostra esperienza e dei nostri desideri. Emblematico è che in nome della parità le donne siano obbligate ad andare in pensione più tardi. Bel guadagno! La “sorellanza”, che secondo Mongiello – “fu tra le cose migliori del femminismo”, segnò la fine di quella realtà, mentre l’elaborazione delle donne in luoghi, esperienze, iniziative in tutta Italia è andata avanti.  Un’ indistinta sorellanza immiserisce perché nasce dalla debolezza e appiattisce tutte. Lasciamo che emerga chi ha un di più di desideri, esperienza e intelligenza di vita. A queste solidarietà e ammirazione.
Katia Ricci

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